La Band

SENZANOME: 16 anni di vagabondaggio musicale

C’è chi dopo 16 di matrimonio divorzia, chi dopo 16 di lavoro va in crisi di mezza età, e chi – come noi – dopo 16 passati sullo stesso palco non ha ancora deciso come si chiama la band!

I Senzanome nascono all’inizio del 2011 da un’idea tanto semplice quanto folle: prendere sei anime profondamente diverse, metterle su un furgone stipato di amplificatori e girare l’Italia per suonare il repertorio della band più longeva della musica italiana. Il risultato? Più di due decenni di chilometri, autogrill visitati alle tre di notte, sagre di paese, piazze gremite e, soprattutto, una quantità industriale di corde spezzate e sudore.

Non siamo una cover band che si limita a copiare: noi celebriamo il “Popolo Nomade” a modo nostro. Siamo sopravvissuti al passaggio dalle musicassette a Spotify, alle mode musicali passeggeri e ai dolori articolari che iniziano a farsi sentire quando attacchiamo l’intro di Dio è morto. Eppure, siamo ancora qui. Perché, in fondo, “soldi in tasca non ne abbiamo, e mai ne avremo, ma lassù ci è rimasto Dio”… e a noi quaggiù è rimasta tanta voglia di suonare.

Il “Sestetto Calamità”

A guardarli sembrerebbo persone normali. Sul palco invece sono…

Gianluca

L’uomo che ha l'arduo compito di canalizzare il carisma di Augusto Daolio o Danilo Sacco senza averne l'altezza (o forse sì, dipende dalle scarpe). Gianluca non si limita a cantare: lui dialoga con la piazza, lancia messaggi filosofici tra un brano e l'altro e, quando dimentica il testo di una strofa di Io voglio vivere, punta saggiamente il microfono verso il pubblico fingendo che sia ``un momento di comunione con i fan``. Un pilastro. Di furbizia.

Gianluca Zoino

Voce
Emanuele

Se c’è un assolo, Emanuele è lì. Se non c’è un assolo, Emanuele lo inventa. Armato della sua fedele sei corde, è l'anima rock del gruppo, quello che tiene alto il volume della band e l'ansia del fonico. Ha passato gli ultimi anni a cercare il suono perfetto; nel frattempo ha trovato diverse querele dai vicini di casa. Quando parte il distorto, però, fa venire la pelle d'oca anche ai sassi.

Emanuele Ghurardo

Chitarra
Danilo

Danilo è l'uomo che tiene i piedi della band ben piantati a terra. È il metodista semi umano della sezione chitarre, l'architetto degli accordi acustici che danno quel sapore folk inconfondibile. Ha una pazienza infinita, virtù necessaria per aver sopportato le lamentele degli altri cinque per oltre quattro lustri.

Danilo Petrozzi

Chitarra
Giuseppe

Il nostro Beppe Carletti personale. Pippo vive circondato da tastiere, sintetizzatori e campionatori che nemmeno alla NASA. È capace di riprodurre il suono di un'intera orchestra filarmonica, di una cornamusa scozzese o del campanile di Novellara premendo un solo tasto. Voci di corridoio dicono che sia l'unico del gruppo a saper leggere davvero uno spartito, ma lui nega per non far fare brutta figura ai rocker del gruppo.

Giuseppe Porrovecchio

Tastiere
Enzo

E' il battito cardiaco dei Senzanome. Cupo, solido, imperturbabile. Mentre sul palco succede di tutto, Enzo rimane lì, fermo, a fare tremare lo stomaco del pubblico con le sue frequenze. Si dice che in 16 anni di concerti non abbia mai accennato ad un espressione diversa, ma i testimoni oculari giurano di avergli visto muovere un sopracciglio durante un live memorabile nel 2012. Una certezza assoluta.

Enzo Falconetti

Basso
Andrea

Il motore termonucleare della band. Andrea è l'uomo posizionato là dietro, dietro una fortezza di piatti e tamburi, si assicura che nessuno rallenti. Ha convertito la sua energia in puro ritmo, pestando sulle pelli come se ogni concerto fosse l'ultimo. Dopo 16 anni di colpi di cassa, il suo udito è leggermente compromesso, il che è un vantaggio: così non sente quando gli altri gli dicono di pestare più piano.

Andrea Razza

Batteria